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Governo vara il decreto “Salva Montepaschi”

Mi fa piacere non dover vedere gente con gli striscioni rossi in mano, la maglia del Che Guevara e le Hogan ai piedi sfilare sotto Montecitorio.

PERO? C’è un però..

Arriverà quel giorno in cui dovrete imparare a fare business vero e sarebbe meglio imparare a lavarsi e vestirsi da soli nel frattempo.

(Volevo usare un’altra espressione, che ha a che fare con una funzione fisiologica meno nobile, al termine della quale è opportuna una operazione di toelettatura – vedi foto)

I SOLDI DEGLI ALTRI PRIMA O POI FINISCONO, diceva un saggio. (magari non finiscono ma gli altri ti mandano affanculo – – aggiungo io)

cartaigienica

Approfitto però per raccontarti una storiella [so che ti piacerà se avrai la pazienza di leggerla fino in fondo]

Si, di notte dormo poco e scrivo (risparmiate le battute su attività alternative da praticare in quella fase)

C’era un tizio, quando andavo a scuola, che non faceva i compiti a casa. Mai. Era proprio un sistema di vita, il suo.

Non era in classe con me e non chiedetemi chi fosse, tanto non ve lo dirò – non è importante.

Quello che conta, come vedrai dopo, è che frequentava una piccola scuola di provincia – – dove essere belloccio, spigliato e figlio di un manager e di una impiegata del catasto ti faceva apparire quasi un semidio.

Per sua fortuna era (appunto) un tizio molto popolare e non mancava mai chi gli facesse copiare i compiti qualche ora prima di entrare in classe, così riusciva sempre a salvarsi e la sua carriera scolastica, non brillante, procedeva in modo abbastanza normale, anche grazie ad una intelligenza fuori dalla media (va ammesso)

Un giorno i suoi genitori decisero di trasferirsi in un’altra città (per motivi di lavoro) e ovviamente portarono il figlio con loro…

CAMBIAVA IL CONTESTO.

Nella nuova scuola il nostro ragazzo immagine, prima idolo delle folle, era diventato uno qualunque.

“Questione di tempo” pensava il giovanotto, “tra qualche mese tornerò a far baldoria e troverò qualche sfigato disposto a fare i compiti per me”

Ora, il nostro giovane di belle speranze non aveva considerato un aspetto..

La nuova scuola in cui era finito era un istituto di dimensioni 20 volte superiore a quello precedente; con i suoi personaggi popolari, le sue gerarchie, i suoi miti ben consolidati.

PER FARLA BREVE

Nell’ arco di due anni riuscì nell’ ardua impresa di farsi bocciare due volte, andò in depressione e si persero le sue tracce.

 Non era abituato a “fare i compiti”

 Era abituato ad essere interrogato dagli insegnanti con largo preavviso, dato che tutti, più o meno, lo avevano preso in simpatia

 Non aveva imparato ad arrangiarsi nelle situazioni complicate—il suo schema: non faccio nulla tanto poi mi salvano la pelle – funzionava troppo bene per essere messo in discussione.

asino

Ma che c’entra questo con la vicenda delle banche italiane?

C’entra eccome – i più smaliziati avranno capito bene dove vado a parare 😀

A forza di salvataggi pubblici (con soldi nostri) le banche e le imprese italiane (soprattutto quelle grandi e strategiche) si sono abituate a gestire i propri business in modo distorto

Lo schema è questo:

se fai utili te li metti in tasca
se fai un casino e ti trovi sull’ orlo della bancarotta arriva qualcuno a salvarti (con i soldi degli altri)

Quello che molti non colgono è che lo stesso schema è stato impiantato nella mente dei risparmiatori:

Il dialogo interiore di molti RISPARMIATORI è più o meno questo: “bravi scemi! Spendete soldi in consulenze e formazione, perdete tempo a cercare di investire dove l’economia è solida. Siete degli imbecilli perché io porto a casa le grasse cedole delle obbligazioni bancarie più redditizie, tanto interviene lo stato e non perderemo un centesimo!”

Quelli bravi chiamano questo processo Moral Hazard (azzardo morale)

Ora, tutto questo questo ragionamento è filato liscissimo, e io non sono affatto invidioso.

A livello emotivo mi fa piacere non dover vedere gente con gli striscioni rossi in mano, la maglia del Che Guevara, le Hogan ai piedi sfilare sotto Montecitorio.

Peraltro Abbiamo fatto numeri ben superiori investendo in modo diverso, dove l’economia è sana e la gestione è “alla vecchia maniera”

Quello che vorrei portare alla tua attenzione è che la – scuola della grande città – si chiama mercato globale e prima o poi ci si dovrà abituare all’ idea di diventare un minimo competitivi.

💣 Arriverà quel giorno in cui quelli belli e fighi da salvare saranno altri e sarebbe meglio imparare a lavarsi e vestirsi da soli. (Volevo usare un’ altra espressione, che ha a che fare con una funzione fisiologica meno nobile, alla fine della quale è necessaria una operazione di toelettatura)

Farà MALE, farà MALISSIMO.

Cerca di muoverti in tempo, inizia a prenderti cura delle tue finanze.

 

Forse sarebbe meglio muoversi in tempo anche per mandare un messaggio chiaro al mercato, doloroso ma non mortale, che il vento sta cambiando e che non ci sono i soldi per salvare tutti per sempre.

I SOLDI DEGLI ALTRI PRIMA O POI FINISCONO, diceva un saggio. (magari non finiscono ma gli altri ti mandano affanculo, aggiungo io)

L’alternativa è un tessuto economico incapace a gestirsi in autonomia che cadrà come un castello di carte alla prima vera prova che si troverà ad affrontare senza i soldi degli altri.

Se non sapete cosa regalare a Natale, il libro ANTIFRAGILE di Nassim Nicholas Taleb è un’ ottima idea.

Buon Natale!


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