La teoria dell’ horror vacui e dei sassi nel macchinario

horrorvacuiHorror vacui è una locuzione latina che significa letteralmente terrore del vuoto, concetto conosciuto in psicologia come cenofobia. [Fonte Wikipedia]

Come sempre riporto spunti di quello che vedo accadere in me e nelle persone con cui ho a che fare (purtroppo quasi sempre solo per lavoro); non si tratta di teorie con valenza generale, ma soltanto di semplici esperienze personali che credo possano essere utili a qualcuno.

Nella mia esperienza ho constatato come ci siano pochissime persone in grado di sopportare il “vuoto informativo”

Quando si ha a che fare con un argomento “mainstream”, ovvero un argomento che va per la maggiore, tutti vogliamo farci una nostra idea della situazione.

Immigrazione, finanza, politica, economia etc sono argomenti che pochissimi riescono ad ignorare.

Proprio perché la nostra mente ha il terrore del vuoto.

E quando non abbiamo qualcosa di intelligente da mettere dentro a questi “slot” automaticamente questi si riempiono di merda.

Alcuni credono che vada bene così.

Ad esempio: posso avere idee stupide sulla gestione del denaro perché tanto sono povero, quindi chi se ne frega.

Altro esempio: posso avere idee strampalate sulla medicina, tanto sono sano ed è solo un argomento da bar… inutile approfondire, basta avere qualcosa da dire.

Purtroppo queste idee create con distrazione e senza consapevolezza alcuna sono come dei piccoli sassi che girano all’interno di un macchinario complesso.

Come degli emboli che girano nel nostro sistema circolatorio.

Possono continuare a girare per un tempo indefinito e magari non dare problemi in eterno.

Oppure possono incastrarsi da qualche parte e far saltare in aria tutto il sistema; come un piccolo sasso invisibile e inoffensivo che finisce nel motore di una Formula 1 e manda in pezzi un sistema perfetto.

Sarebbe bello poterci occupare solo di ciò che ci riguarda, ma il nostro cervello non funziona così.

Quello che lasciamo vuoto, nella maggior parte dei casi, si riempie di sassi.
Per questo credo che la divulgazione abbia un ruolo fondamentale.

Perché, come dice il mio amico Daniele Bernardi: “La cultura è l’unico bene che condiviso accresce la ricchezza dei partecipanti”


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