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Presidenziali USA: implicazioni per i settori economici

Dal punto di vista finanziario la vittoria del candidato repubblicano nelle presidenziali USA è stato subito interpretato come un segno di destabilizzazione e discontinuità e come tale considerato in ottica negativa dai mercati che hanno reagito con forti vendite, in parte già rientrate in mattinata.

Rimango dell’idea che la allocazione di portafoglio debba rimanere il più possibile ancorato a logiche di lungo periodo e lontano, se non lontanissimo, dalle notizie di cronaca.

Tuttavia è interessante notare, sia a livello di esercizio intellettuale, nonché come indirizzo di allocazione tattica, come l’esito del voto possa avere delle ricadute sugli equilibri dei vari settori economici.

Occorre, lasciando le considerazioni politiche ad altri palcoscenici, concentrarsi sulle ricadute che l’esito del voto potrebbe avere nel medio/lungo periodo sui settori dell’economia degli Stati Uniti e di riflesso sulle altre aree geografiche del pianeta.

In questo senso, un documento elaborato in questi giorni dalla casa di gestione internazionale Fidelity, potrebbe essere particolarmente interessante.

Ho riassunto qua le principali implicazioni in modo da renderle più fruibili, rimanendo a disposizione per ogni chiarimento ai lettori del blog.

Implicazioni per i settori economici delle elezioni americane:

1) Riforma del sistema fiscale: La politica fiscale di Trump prevede la riduzione degli scaglioni di imposta sul reddito a tre aliquote e la riduzione dell’imposizione massima sulle società dal 35% al 15%, potrebbero dare slancio alla crescita economica, incrementando, tuttavia, il deficit.
2) Edilizia ed infrastrutture: Trump intende spendere il doppio della rivale democratica in questo settore, che potrebbe beneficiarne.

3) Imposizione di dazi doganali e restrizioni agli scambi: Questo punto crea una serie di implicazioni controverse, da un lato potrebbero beneficiarne i settori che hanno subito la concorrenza delle importazioni cinesi, dall’ altro penalizzerà quelle aziende che trovano nella posizione di importatori, specie di materie prime.

4) Spese militari: Il settore delle attrezzature militari potrebbe trarre beneficio da una maggiore agressività della politica del candidato repubblicano nell’ aumento di spesa del settore. Un aumento era presente anche nel programma di Clinton, ma con tratti meno marcati.

5) Settore energetico: i produttori di combustibili (gas e petrolio da scisti), penalizzati in passato dalle rigide normative ambientali potrebbero trarre beneficio dalle posizioni più permissive di Trump sul tema. Svantaggiato invece il settore delle energie alternative, a causa del possibile taglio delle generose sovvenzioni statali.

6) Ristorazione e settore alberghiero: Il programma di Clinton sosteneva un notevole incremento del salario minimo federale a 12 dollari all’ora, lasciando spazio per aumenti superiori a livello locale. Nel settore in questione (che utilizza più di altri manodopera a basso costo) questa politica avrebbe rappresentato un esponenziale aumento dei costi per il personale. Il settore potrebbe quindi beneficiare della vittoria di Trump.

7) Settore Sanitario: La vittoria del candidato repubblicano potrebbe creare una discontinuità all’Affordable Care Act di Obama, che ha portato incremento della domanda di servizi sanitari.
Viceversa il settore potrebbe trarre beneficio da una politica più permissiva in termini di aumento dei costi finali dei farmaci, creando una ricaduta positiva sulla ricerca e sui bilanci delle società health care che hanno scontato negativamente i vincoli imposti dall’ amministrazione Obama.

Rimango a disposizione per qualsiasi approfondimento o chiarimento.

Fabrizio Monge – Consulente finanziario Consultinvest Investimenti Sim s.p.a.

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